Accademia Bizantina - group shot
J.S. Bach – L’Arte della Fuga
17 gennaio 2019
21:00
Roma
Teatro Argentina
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Johann Sebastian Bach (Eisenach, 1685 – Lipsia, 1750)
Die Kunst der Fuge
BWV 1080

ACCADEMIA BIZANTINA

Alessandro Tampieri, Ana Liz Ojeda – violini
Diego Mecca – viola
Mauro Valli – violoncello
Stefano Demicheli – organo

OTTAVIO DANTONE – clavicembalo e direzione


“Una delle formazioni più accreditate da oltre trent’anni nel panorama internazionale della musica antica e barocca e uno dei monumenti della storia della musica, capolavoro di tutti i tempi: con l’Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone e L’arte della fuga di Bach si inaugura la stagione concertistica, la n. 198, dell’Accademia Filarmonica Romana. L’appuntamento è al Teatro Argentina, dove l’ensemble di Ravenna eseguirà la sua personale lettura dell’opera bachiana.

Le ultime composizioni scritte da Bach furono Das musikalische Opfer (L’offerta musicale) BWV 1079 e Die Kunst der Fuge (L’arte della fuga) BWV 1080, quest’ultima rimasta incompiuta per il sopraggiungere della morte. Composta tra il 1745 e il 1750 su un unico tema e senza indicazioni di strumenti, comprende, per la parte ritenuta autentica, tredici Contrapuncti, due Fughe e quattro Canoni, costituenti il culmine di virtuosismo polifonico nelle sue forme musicali più alte. Proprio per la sua incompiutezza, L’arte della fuga è stata sottoposta da musicologi ed esecutori a varie rielaborazioni, offrendo una chiave di lettura diversa, ma sempre ugualmente significativa, grazie proprio alla scrittura bachiana.

La lettura che ne dà l’Accademia Bizantina, formazione che da 35 anni è specializzata nel repertorio musicale del XVII, XVIII e XIX secolo suonando su strumenti originali, è in una formazione a sei (da un anno disponibile anche in un prezioso CD Decca, registrato nel Teatro Goldoni di Bagnacavallo). Oltre a Dantone (cembalo e direzione), vede coinvolti Alessandro Tampieri e Ana Liz Ojeda(violini), Diego Mecca (viola), Mauro Valli (violoncello) e Stefano Demicheli (organo)

Dato per scontato che la struttura speculativa rappresenta un concetto immanente, ovvero insito nella fuga, ciò che va messo in luce il più possibile ‒ ha dichiarato Dantone in una recente intervista ‒ è proprio l’abilità del compositore di rendere bello e comunicativo ciò che ha origine dall’autocontrollo costrittivo della scrittura”. E prosegue: “Non cercare tra le maglie dei contrappunti i sublimi piaceri, le dolci emozioni che nascondono, significa in parte mortificare e non rendere giustizia all’immane lavoro di Bach, inarrivabile sintesi tra arte e scienza, intensità espressiva ed intelletto”.