Rassegne

Con il patrocinio e la collaborazione della Pubblica Amministrazione e degli Assessorati alla Cultura di Ravenna, Ferrara e Faenza l'Accademia Bizantina gestisce, ormai da più di dieci anni, tre rassegne di concerti di musica da camera in queste tre città.

Un pubblico di appassionati "Amici dell'Accademia" segue ogni concerto con tale entusiasmo
e affetto che, alla fine di ogni rassegna, ci spinge a dire: "Non preoccupatevi, ci saremo anche l'anno prossimo".

Da quest'anno alle tre collaudate esperienze si affianca anche la prima edizione della rassegna "I Concerti di San Girolamo" organizzata dall’Accademia Bizantina in collaborazione con i volontari di San Girolamo e il Comune di Bagnacavallo.

Questa rassegna di musica antica è un primo tentativo di riprendere un rapporto col pubblico di Bagnacavallo, un pubblico già abituato a partecipare alla bella e articolata stagione teatrale, ma che da un po’ di anni non trova equivalenti proposte nel campo della musica classica.

Sarà inoltre un modo per valorizzare la quattrocentesca chiesa di San Girolamo e il prezioso lavoro dei suoi volontari, così che nel tempo San Girolamo possa diventare un importante punto di riferimento nel mondo della musica antica, sia attraverso le stagioni concertistiche, sia come ottima sala di registrazione.



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  • Ferrara   ( 9 Articles )



    Programmazione 2009

    Illustrazione Rassegna “I Concerti di Casa Romei” - Ferrara
     
    Eccoci ancora per una nuova “Rassegna dei concerti a Casa Romei”, la X edizione di un percorso all’interno della musica del periodo barocco che dal 2000 regolarmente si  sviluppa e ripropone ogni anno.
    Questa volta, complice come sempre la speciale atmosfera che solo Casa Romei riesce a ricreare, proponiamo un programma ricco e ricercato che esplora il repertorio del duo e quindi della musica “domestica” con due piccole, ma preziose digressioni nel primo e ultimo concerto, con le trio sonate del Brixia Musicalis e l’Accademia Bizantina con le Sonate a Quattro di Gioachino Rossini.
    Potremo rivedere questa splendida casa patrizia rianimarsi, come in una splendida domenica del ‘700 in cui un liuto e una viola da gamba o un violino e un cembalo ingannano il tempo in giochi musicali barocchi.
    In questa sorta di viaggio onirico incontreremo alcuni capolavori per duo come le sonate per violino e cembalo o quelle per viola e cembalo di J.S.Bach, ci imbatteremo in delicati cammei di musica francese per due violini o per tiorba e viola da gamba, saremo invitati a due mattine di grande festa con trio sonate e concerti grossi.
    Quest’anno troverete una piccola novità, ogni concerto sarà abbinato ad una associazione umanitaria impegnata nel sociale o a favore dei bambini che in tutto il mondo soffrono per problemi diversi. E’ un piccolo tentativo, ma fatto col cuore, per non dimenticare che mentre noi viviamo in un mondo magnifico, altri sono in situazioni molto diverse.
    Speriamo di riuscire ancora una volta, con l’aiuto degli amici di Casa Romei e il sostegno della Fondazione della Cassa di Risparmio di Ferrara, a farvi fare un viaggio, con la nostra speciale macchina del tempo, nello splendido mondo barocco.
    Attenzione si parte, buon viaggio………..
     
  • Bagnacavallo   ( 1 Articles )



    Programma 2009

    Presentazione della rassegna "I concerti di San Girolamo" - Bagnacavallo

    E’ questa la prima edizione della rassegna “I Concerti di San Girolamo” organizzata dall’Accademia Bizantina in collaborazione con i volontari di San Girolamo della Parrocchia di San Michele e il Comune di Bagnacavallo.
    Si tratta di un ciclo di cinque concerti di “musica antica” eseguiti nel più totale rispetto della ricerca filologica e della prassi esecutiva.
    Questa rassegna di musica antica è un primo tentativo di riprendere un rapporto col pubblico di Bagnacavallo, un pubblico già abituato a partecipare alla bella e articolata stagione teatrale, ma che da un po’ di anni non trova equivalenti proposte nel campo della musica classica.
    La manifestazione si aprirà con un quartetto di “Giovani promesse” della musica antica, Marta Peroni, Ana Liz Ojeda, Michela Gardini e Francesca Bacchetta, che eseguiranno trio sonate e sonate a tre del periodo barocco. E’ nostra intenzione che l’inizio della rassegna, affidato ad un gruppo di giovani talenti, diventi nel tempo una tradizione, quasi un rito scaramantico, che permetta di dare una prima possibilità a chi, con serietà e professionalità, decide di intraprendere lo studio e l’esecuzione della musica antica con strumenti originali.
    Il secondo appuntamento vedrà impegnati Tiziano Bagnati, con liuto, arciliuto e tiorba, e Cristiano Contadin alla viola da gamba, in un repertorio di antiche danze di origine francese: una musica di estrema raffinatezza che difficilmente si ha il piacere di ascoltare nelle sale da concerto. Certamente un concerto accattivante.
    Il terzo incontro è il primo dei due concerti dedicati a J.S.Bach e al repertorio per duo del grande compositore tedesco. Diego Mecca e Valeria Montanari ci proporranno le tre sonate per viola e clavicembalo: sicuramente una delle vette della musica da camera del settecento.
    Il quarto concerto sarà dedicato al poco frequentato repertorio per due violini. Stefano Rossi e Jun Okada ci proporranno un bellissimo affresco di duetti di musica francese, altro concerto di sicuro interesse e di inusuale ascolto.
    Concluderemo la rassegna col secondo concerto dedicato a J.S.Bach. Protagonisti due dei più apprezzati e ricercati interpreti di musica antica, conosciuti a livello internazionale: Stefano Montanari, al violino e Ottavio Dantone al clavicembalo, ci regaleranno le sonate per violino e cembalo obbligato, altra summa della musica cameristica del periodo barocco.
    “I Concerti di San Girolamo” saranno inoltre un modo per valorizzare la quattrocentesca chiesa di San Girolamo e il prezioso lavoro dei suoi volontari, Pietro Melandri, Giovanni Melandri, Battista Mezzogori e Giuseppe Mazzari. Attraverso la rassegna c’è il desiderio di sostenere la raccolta di fondi per il restauro degli organi di Bagnacavallo con particolare attenzione al pregevole organo settecentesco di San Girolamo, così che nel tempo questo luogo possa diventare un importante punto di riferimento nel mondo della musica antica, sia attraverso le stagioni concertistiche, sia come ottima sala di registrazione.
    Programma 2009
  • Ravenna   ( 11 Articles )


    Ravenna piazza del Popolo




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    Il Museo Nazionale
     
                    Il Museo Nazionale di Ravenna è il maggiore degli istituti museali dipendenti dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le province di Ravenna, Ferrara, Forlì-Cesena, Rimini. Fondato nel 1885, ha la sua prima origine nei materiali raccolti dai monaci camaldolesi presso il monastero di Classe in Ravenna durante il sec. XVIII. La sua sede attuale è il vasto complesso architettonico dell’ex convento benedettino di San Vitale. Il Museo si presenta come insieme di raccolte di vario tipo, sostanzialmente divisibili in tre settori: il lapidario, i reperti provenienti da scavi, le collezioni di arte cosiddetta “minore”.
                    Il lapidario è per la maggior parte distribuito lungo i percorsi di due chiostri. Il più antico, risalente al sec.XV, accoglie il materiale d’epoca romana, consistente in una ricca raccolta di epigrafi e stele funerarie, un famoso reperto scultoreo di età imperiale denominato “Bassorilievo di Augusto” (metà I sec. D.C.) e i materiali provenienti dallo scavo di Porta Aurea.
                    Nel secondo chiostro, opera dell’architetto Andrea da Valle e databile attorno alla metà del Cinquecento, è esposto un vasto repertorio di scultura dall’epoca paleocristiana fino a quella moderna, nella quale si segnalano in particolare rilievi e capitelli di età bizantina.
                    Fra i reperti di scavo, esposti in varie sale, le raccolte più antiche risalgono all’epoca preistorica, come quelle provenienti dalla Grotta Tanaccia di Brisighella (tardo eneolitico-bronzo iniziale) e dalla Necropoli di S.Martino in Gattara (VII-V sec. a.C.). Ma assai più rappresentato è il materiale archeologico di età romana, proveniente soprattutto dalla zona del porto di Classe. Questo sito archeologico, che fu interessato da un notevole insediamento urbano, è stato scavato sistematicamente negli ultimi anni, portando alla luce i reperti di numerose necropoli (Necropoli delle Palazzette, di via Romea Vecchia, della Marabiria, ecc.).
                    Le arti cosiddette “minori”, collocate nelle sale ai piani superiori, rappresentano una vasta parte delle collezioni museali. Le raccolte più ampie sono quella delle ceramiche, che comprende vari settori, quali 1’istoriato, la ceramica da farmacia, il graffito, la maiolica settecentesca, e quella degli avori, nella quale sono presenti prestigiosi esemplari come il Dittico di Murano (VI sec.) e la tavoletta con Apollo e Dafne (V sec.).
                    Nella collezione delle stoffe troviamo numerosi resti che risalgono all’epoca copta, e rarissimi reperti di età medievale, come il Velo di Classe (VIII-IX sec.) e il Drappo di S.Giuliano ( sec.); mentre un interessante testimonianza della scultura minore e del gusto collezionistico caratteristico del Rinascimento è dato dalla sezione dei piccoli bronzi e delle placchette.
                    E’ presente pure una raccolta di armi e armature, con pezzi di eccellente qualità, e un piccolo gruppo di mobili, fra i quali uno spazio particolare è dedicato all’arredo ligneo più importante del Museo, una grande farmacia della fine del sec. XVIII, di provenienza ravennate.
                    La collezione di icone, formata da oltre duecento dipinti su tavola, per la maggior parte suddivisi secondo le caratteristiche iconografiche (Madonna Odyghitria, Madonna della tenerezza, Madonna che allatta, ecc.) documenta largamente la scuola cosiddetta “cretese-veneziana” e la pittura popolare dei Madonneri.
                    Infine un ampio settore è dedicato alla raccolta numismatica, che in un allestimento di nuova concezione corredato di ampio apparato didattico presenta un tesoretto di monete medievali proveniente da un ritrovamento in Via Luca Longhi a Ravenna.
     
    Il Refettorio
     
                    L’antico refettorio era uno degli ambienti più significativi della vita conventuale dei benedettini e risale alla progettazione cinquecentesca di Andrea Da Valle, architetto di provenienza padovana. E’ preceduto da un atrio, anticamente tripartito, che media il passaggio tramite tre accessi, ancora oggi graziosamente decorati da finti marmi in stile barocco. La scenografia del vasto spazio è completata da un grande dipinto che occupa l’intera parete di fondo, attualmente non visibile a causa della mostra, opera del padovano Giovan Battista Bissoni (1576-1634), e raffigurante, come si conviene ad un refettorio, la scena delle “Nozze di Cana”.
                    L’allestimento temporaneo che occupa parte dell’ambiente consiste in una ricostruzione dell’abside della chiesa trecentesca di Santa Chiara in Ravenna, una struttura che permette la ricollocazione in posizione originale degli affreschi staccati, non più conservabili sul luogo.
                    Si tratta di un ciclo di pitture tra i più importanti della città, riconosciuto come opera di Pietro da Rimini, grande protagonista della scuola riminese del Trecento. Naturalezza e drammaticità, tenera fermezza del colore e delicatezza delle stesure pittoriche si compongono entro uno ricco schema ideativo; infatti l’abside di Santa Chiara è attribuibile a uno dei primi periodi e più fecondi momenti del suo percorso ed è databile attorno al 1320.
     
     
     
    Sala del Refettorio
    L'ingresso attuale del Museo Nazionale di Ravenna è in via Fiandrini, lungo l'ala occidentale dell'ex-monastero benedettino nel quale ha sede dal 1913-1914. Superato l'atrio della biglietteria, si giunge in una saletta, dalla quale si accede attraverso un aggraziato portale settecentesco in finto marmo all'ampio refettorio del monastero. Attualmente nella sala sono esposti gli affreschi trecenteschi distaccati dalla ex-chiesa di Santa Chiara in Ravenna, ora sede del Teatro Rasi. I prestigiosi dipinti sono opera di Pietro da Rimini, uno dei più importanti maestri della "scuola riminese" del Trecento, attivo nei primi decenni del secolo. Nel pavimento del refettorio è inserita dal 1965 una ricomposizione ottocentesca di mosaici pavimentali, il cui più importante frammento, databile al VI secolo d.C., proviene dalla zona classicana della basilica di San Severo.
     
    Alcune note sugli affreschi trecenteschi da Santa Chiara
     
    Gli affreschi, pertinenti principalmente alla zona dell'abside della chiesa delle Clarisse, illustrano uno dei temi prediletti dall'ordine francescano: l'esaltazione della Santa Croce, strumento di redenzione e salvezza per tutta l'umanità.
    Nella parete di fondo in alto è rappresentata l'Annunciazione a Maria e nel livello inferiore i santi Francesco, Chiara, Antonio da Padova e Ludovico di Tolosa.
    Sulla parete destra sono affrescati due momenti particolarmente significativi dell'infanzia di Gesù: la Natività e l'Adorazione dei Magi; su quella opposta il Battesimo di Gesù, l'Orazione nell'orto dei Getsemani e alla sommità della parete la Crocifissione.
    Nelle vele della volta compaiono i quattro Evangelisti con i relativi simboli e i Dottori della Chiesa.
    L'intradosso dell'arco trionfale mostra all'estremità superiore Cristo e Maria, seguiti da Pietro e Paolo, Chiara e Francesco e da altri santi particolarmente venerati dai francescani.
    Sono stati inoltre recuperati altri due frammenti probabilmente appartenenti alla decorazione della chiesa; si tratta di un santo re (probabilmente San Sigismondo) e della Lapidazione di santo Stefano.
    Negli anni cinquanta le quattro vele furono distaccate dalla loro collocazione originaria, perché in condizioni disastrose. All'inizio degli anni settanta si decise di procedere anche al distacco degli affreschi rimasti in sito. Dagli anni novanta è stato possibile condurre a termine tutte le fasi del restauro: le superfici affrescate sono state applicate a un nuovo supporto e allestite nella Sala del Refettorio del Museo Nazionale di Ravenna.




  • Faenza   ( 10 Articles )




    CHIESA DI S. UMILTÀ
    La piccola chiesa di S.Umiltà, costruita fra il 1741 e il 1744, è opera di Raffaele Campiduri e Giovan Battista Boschi. Presenta una facciata stretta suddivisa da due paraste: il corpo inferiore è unito a quello superiore da brevi raccordi angolari. Nel corpo inferiore il portale, lievemente profilato, racchiude una grande porta lignea liscia che a sua volta ne comprende una più piccola, traforata a losanghe e con timpano triangolare e che, nella rigidità delle sue linee, evoca già lo stile neoclassico.
    Nella planimetria esterna, estremamente lineare, nulla fa supporre della fantasiosa soluzione ondulata dei muri interni o della ricchezza ornamentale. Di felice formulazione barocca, la pianta è a sala. I muri perimetrali interni curvilinei formano uno spazio dilatato, sulle cui superfici la luce si addolcisce e le semicolonne uniscono le pareti curve agli altari e alle cinque porte, di cui solo due sono praticabili.La trabeazione, con bella ampiezza architettonica, raccoglie la volta a botte, che poi è ripartita in zone geometriche precise. La luce entra dalle cinque finestre: due sull’altare maggiore, una sulla facciata e due laterali, queste ultime inserite in tutta l’ampiezza delle lunette disegnate sopra la trabeazione. I pennacchi strombati sovrastanti hanno funzione di riflettori: la luce, quindi, si raccoglie, scende dorandosi sugli stucchi, invade la sala, gioca con le ombre lievi degli aggetti e si dissolve in alto come in un cielo illuminato dal tramonto.Gli altari sono privi di rilievo: l’altare maggiore ha il presbiterio quasi inesistente, i due laterali hanno poca profondità e non creano ombre forti di chiaroscuro.Gli stucchi dorati delimitano il movimento architettonico del soffitto, scendono sulle modanature, nelle sovrapporte, sui coretti traforati a losanghe e sagomati, negli altari, nella bellissima leggera cantoria a forma di arco di trionfo sopra il portale. L’ornamentazione non ha soste e unisce con leggerezza tutto il vano, senza eccessivi effetti scenografici.Le plastiche figurative, angeli e putti, con brioso dinamismo fanno da contrappunto al ritmo serrato delle ornamentazioni. Gli altari laterali, di piccole dimensioni, assomigliano piuttosto a delle consolles e le pale sono racchiuse, in modo originale, da enormi spirali in stucco che terminano con foglie dorate di acanto.L’altare maggiore, aperto, si dilata senza ombre su due gradoni schiacciati e sagomati anch’essi: sull’altare, fra marmi preziosi, un grande dipinto raffigura la glorificazione della Santa e gli stucchi dorati, che incorniciano la pala, formano al sommo un cartiglio ove su campo azzurro è scritto in oro HUMILITATEM RESPEXIT DEUS.
Accademia Bizantina, società coperativa
Via Doberdò 15 b 48100
Codice Fiscale e Partita IVA 02183660394
Legale Rappresentante Stefano Montanari
Vice presidente Paolo Ballanti

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