Ravenna
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Ravenna piazza del Popolo

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Il Museo Nazionale
Il Museo Nazionale di Ravenna è il maggiore degli istituti museali dipendenti dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le province di Ravenna, Ferrara, Forlì-Cesena, Rimini. Fondato nel 1885, ha la sua prima origine nei materiali raccolti dai monaci camaldolesi presso il monastero di Classe in Ravenna durante il sec. XVIII. La sua sede attuale è il vasto complesso architettonico dell’ex convento benedettino di San Vitale. Il Museo si presenta come insieme di raccolte di vario tipo, sostanzialmente divisibili in tre settori: il lapidario, i reperti provenienti da scavi, le collezioni di arte cosiddetta “minore”.
Il lapidario è per la maggior parte distribuito lungo i percorsi di due chiostri. Il più antico, risalente al sec.XV, accoglie il materiale d’epoca romana, consistente in una ricca raccolta di epigrafi e stele funerarie, un famoso reperto scultoreo di età imperiale denominato “Bassorilievo di Augusto” (metà I sec. D.C.) e i materiali provenienti dallo scavo di Porta Aurea.
Nel secondo chiostro, opera dell’architetto Andrea da Valle e databile attorno alla metà del Cinquecento, è esposto un vasto repertorio di scultura dall’epoca paleocristiana fino a quella moderna, nella quale si segnalano in particolare rilievi e capitelli di età bizantina.
Fra i reperti di scavo, esposti in varie sale, le raccolte più antiche risalgono all’epoca preistorica, come quelle provenienti dalla Grotta Tanaccia di Brisighella (tardo eneolitico-bronzo iniziale) e dalla Necropoli di S.Martino in Gattara (VII-V sec. a.C.). Ma assai più rappresentato è il materiale archeologico di età romana, proveniente soprattutto dalla zona del porto di Classe. Questo sito archeologico, che fu interessato da un notevole insediamento urbano, è stato scavato sistematicamente negli ultimi anni, portando alla luce i reperti di numerose necropoli (Necropoli delle Palazzette, di via Romea Vecchia, della Marabiria, ecc.).
Le arti cosiddette “minori”, collocate nelle sale ai piani superiori, rappresentano una vasta parte delle collezioni museali. Le raccolte più ampie sono quella delle ceramiche, che comprende vari settori, quali 1’istoriato, la ceramica da farmacia, il graffito, la maiolica settecentesca, e quella degli avori, nella quale sono presenti prestigiosi esemplari come il Dittico di Murano (VI sec.) e la tavoletta con Apollo e Dafne (V sec.).
Nella collezione delle stoffe troviamo numerosi resti che risalgono all’epoca copta, e rarissimi reperti di età medievale, come il Velo di Classe (VIII-IX sec.) e il Drappo di S.Giuliano ( sec.); mentre un interessante testimonianza della scultura minore e del gusto collezionistico caratteristico del Rinascimento è dato dalla sezione dei piccoli bronzi e delle placchette.
E’ presente pure una raccolta di armi e armature, con pezzi di eccellente qualità, e un piccolo gruppo di mobili, fra i quali uno spazio particolare è dedicato all’arredo ligneo più importante del Museo, una grande farmacia della fine del sec. XVIII, di provenienza ravennate.
La collezione di icone, formata da oltre duecento dipinti su tavola, per la maggior parte suddivisi secondo le caratteristiche iconografiche (Madonna Odyghitria, Madonna della tenerezza, Madonna che allatta, ecc.) documenta largamente la scuola cosiddetta “cretese-veneziana” e la pittura popolare dei Madonneri.
Infine un ampio settore è dedicato alla raccolta numismatica, che in un allestimento di nuova concezione corredato di ampio apparato didattico presenta un tesoretto di monete medievali proveniente da un ritrovamento in Via Luca Longhi a Ravenna.
Il Refettorio
L’antico refettorio era uno degli ambienti più significativi della vita conventuale dei benedettini e risale alla progettazione cinquecentesca di Andrea Da Valle, architetto di provenienza padovana. E’ preceduto da un atrio, anticamente tripartito, che media il passaggio tramite tre accessi, ancora oggi graziosamente decorati da finti marmi in stile barocco. La scenografia del vasto spazio è completata da un grande dipinto che occupa l’intera parete di fondo, attualmente non visibile a causa della mostra, opera del padovano Giovan Battista Bissoni (1576-1634), e raffigurante, come si conviene ad un refettorio, la scena delle “Nozze di Cana”.
L’allestimento temporaneo che occupa parte dell’ambiente consiste in una ricostruzione dell’abside della chiesa trecentesca di Santa Chiara in Ravenna, una struttura che permette la ricollocazione in posizione originale degli affreschi staccati, non più conservabili sul luogo.
Si tratta di un ciclo di pitture tra i più importanti della città, riconosciuto come opera di Pietro da Rimini, grande protagonista della scuola riminese del Trecento. Naturalezza e drammaticità, tenera fermezza del colore e delicatezza delle stesure pittoriche si compongono entro uno ricco schema ideativo; infatti l’abside di Santa Chiara è attribuibile a uno dei primi periodi e più fecondi momenti del suo percorso ed è databile attorno al 1320.
Sala del Refettorio
L'ingresso attuale del Museo Nazionale di Ravenna è in via Fiandrini, lungo l'ala occidentale dell'ex-monastero benedettino nel quale ha sede dal 1913-1914. Superato l'atrio della biglietteria, si giunge in una saletta, dalla quale si accede attraverso un aggraziato portale settecentesco in finto marmo all'ampio refettorio del monastero. Attualmente nella sala sono esposti gli affreschi trecenteschi distaccati dalla ex-chiesa di Santa Chiara in Ravenna, ora sede del Teatro Rasi. I prestigiosi dipinti sono opera di Pietro da Rimini, uno dei più importanti maestri della "scuola riminese" del Trecento, attivo nei primi decenni del secolo. Nel pavimento del refettorio è inserita dal 1965 una ricomposizione ottocentesca di mosaici pavimentali, il cui più importante frammento, databile al VI secolo d.C., proviene dalla zona classicana della basilica di San Severo.
Alcune note sugli affreschi trecenteschi da Santa Chiara
Gli affreschi, pertinenti principalmente alla zona dell'abside della chiesa delle Clarisse, illustrano uno dei temi prediletti dall'ordine francescano: l'esaltazione della Santa Croce, strumento di redenzione e salvezza per tutta l'umanità.
Nella parete di fondo in alto è rappresentata l'Annunciazione a Maria e nel livello inferiore i santi Francesco, Chiara, Antonio da Padova e Ludovico di Tolosa.
Sulla parete destra sono affrescati due momenti particolarmente significativi dell'infanzia di Gesù: la Natività e l'Adorazione dei Magi; su quella opposta il Battesimo di Gesù, l'Orazione nell'orto dei Getsemani e alla sommità della parete la Crocifissione.
Nelle vele della volta compaiono i quattro Evangelisti con i relativi simboli e i Dottori della Chiesa.
L'intradosso dell'arco trionfale mostra all'estremità superiore Cristo e Maria, seguiti da Pietro e Paolo, Chiara e Francesco e da altri santi particolarmente venerati dai francescani.
Sono stati inoltre recuperati altri due frammenti probabilmente appartenenti alla decorazione della chiesa; si tratta di un santo re (probabilmente San Sigismondo) e della Lapidazione di santo Stefano.
Negli anni cinquanta le quattro vele furono distaccate dalla loro collocazione originaria, perché in condizioni disastrose. All'inizio degli anni settanta si decise di procedere anche al distacco degli affreschi rimasti in sito. Dagli anni novanta è stato possibile condurre a termine tutte le fasi del restauro: le superfici affrescate sono state applicate a un nuovo supporto e allestite nella Sala del Refettorio del Museo Nazionale di Ravenna.