Il Giornale della Musica - febbraio 2007 PDF Print

Il 25 febbraio De Sono propone al Conservatorio di Torino l’opera di Paisiello dedicata al condottiero cartaginese.

Annibale si scontra con i Taurini

Fu composta nel 1771; il manoscritto è conservato dall’Accademia Filarmonica – Società del Whist di Torino: la partitura è stata trascritta da Alberto Rizzati, che ha anche curato l’edizione che verrà eseguita da Ottavio Dantone sul podio dell’Accademia Bizantina.
“Leopold Mozart era presente alla prima - racconta il direttore d’orchestra – e scrisse alla moglie che si trattava di un’opera meravigliosa”

I drastici tagli apportati ai bilanci delle istituzioni musicali italiane hanno reso l’allestimento di un’opera barocca inedita un evento sempre più raro e prezioso.
La ripresa dell’Annibale in Torino di Paisiello rappresenta quindi un evento della massima importanza, di cui parliamo con Ottavio Dantone, direttore dell’Accademia Bizantina, che il 25 febbraio riproporrà l’Annibale in forma di concerto al Conservatorio di Torino in una serata organizzata da De Sono, cantano Sakurada Makoto (Annibale), Emanuela Galli (Artace), Roberta Invernizzi (Ad rana), Sonia Prina (Edlige), Maria Grazia Schiavo (Oscarre), Romina Basso (Jasserte). E il 22 febbraio la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino organizza una giornata di studi sull’opera con la partecipazione di Alberto Rizzati, Mercedes Viale Ferrero e Giorgio Pestelli.
Il progetto dell’Annibale in Torino ha avuto origine un paio di anni fa grazie a Francesca Gentile Camerana, direttore artistico di Lingotto Musica e presidente dell’Associazione De Sono – racconta Ottavio Dantone -. Secondo le sue intenzioni, l’opera avrebbe dovuto essere allestita lo scorso anno in occasione delle Olimpiadi invernali, ma la grande mole di lavoro ci ha costretti a rimandare di un anno.

Da dove proviene il manoscritto dell’ Annibale?

Il manoscritto dell’Annibale fa parte di un fondo conservato presso l’Accademia Filarmonica – Società del Whist di Torino che la De Sono ha provveduto a digitalizzare. Nel caso specifico, la partitura dell’Annibale è stata trascritta da Alberto Rizzati, autore dell’edizione da noi adottata.

Ci può parlare della genesi dell’opera?
L’Annibale è stato composto da Paisiello su un libretto di Jacopo Duranti nel 1771, su richiesta della Società dei Cavalieri di Torino, che con l’esaltazione del valore e della magnanimità di Artace- il condottiero dei Taurini che si oppone al passaggio dei cartaginesi – voleva esaltare la gloria del regno sabaudo. Le cronache dell’epoca dimostrano che l’opera riscosse un grandissimo successo, basta dire che persino un critico come Leopold Mozart – presente alla prima rappresentazione – la definì in una lettera alla moglie “un’opera meravigliosa.

Come giudica la qualità letteraria del libretto?
Ritengo che questo aspetto vada affrontato con una certa cautela. Infatti i libretti settecenteschi non vanno giudicati tanto in termini letterari, quanto sotto l’aspetto della resa scenografica. In questo senso, il testo del Durandi, pur non potendosi paragonare ai migliori testi metastasiani, possiede una eccellente efficacia teatrale.

Questo libretto venne in seguito intonato da altri compositori?
Non mi risulta. Il fatto che si tratti di un unicum lo rende ancora più interessante.

Passando all’aspetto musicale, quali sono i tratti salienti dell’Annibale?
Lo stile di quest’opera si colloca nel solco della tradizione dell’opera seria napoletana, sulla scia dei capolavori di Pergolesi e di Jommelli. Come sempre viene posta una grandissima attenzione alle parti vocali, cui si contrappone una scrittura orchestrale piuttosto semplice ma estremamente curata nei dettagli e sempre pronta a interagire con i cantanti. Da notare che per l’Annibale utilizzeremo una orchestra molto ampia, comprendente accanto agli archi coppie di flauti, oboi, fagotti, corni, trombe e timpani.

Come sono delineati i personaggi?
I protagonisti dell’opera sono tratteggiati con una certa attenzione ai dettagli che ne esprime la complessità. Per esempio, ad Annibale e ad Artace non sono affidate solo arie guerresche ma anche altre più delicate ed elegiache, grazie alle quali oltre al ruolo di eroe emergono le virtù umane.

Sotto il profilo esecutivo, quali sono state le sue scelte principali?
Ho cercato di concentrarmi sull’aspetto timbrico, un fatto che in questo genere di opere riveste sempre una grande importanza. In particolare, in alcune arie ho preferito utilizzare i flauti al posto degli oboi, in quanto mi parevano più adatti a sottolineare l’affetto. Non si tratta di nulla di particolarmente innovativo, anzi nel XVIII secolo questa era considerata una prassi normale. Inoltre ho apportato una serie di tagli per ridurre le oltre quattro ore originarie a una durata compatibile con un’esecuzione moderna. Tuttavia il mio intervento più significativo è stato un altro.

Quale?
Ho sostituito la sinfonia iniziale. Anzi – a voler essere sinceri – l’ho riscritta completamente.

Per quale motivo?
Fin dalla prima occhiata mi sono reso conto che, oltre a non essere particolarmente bella, la sinfonia iniziale non presentava alcuna attinenza con il carattere dell’ opera. Ne Settecento questo accadeva spesso, in quanto la sinfonia aveva più che altro lo scopo di richiamare l’ attenzione degli spettatori sull’ azione che avrebbe avuto inizio pochi minuti più tardi, mentre ora si tende a giudicare questo brano anche per la sua bellezza intrinseca. Per questo, partendo dalle prime due battute de Le trame per amore dello stesso Paisiello, ho scritto un brano della durata di circa cinque minuti nello stile del compositore tarantino dall’andamento a mio parere adatto al carattere dell’Annibale in Torino.

Si tratta di una scelta coraggiosa. Non teme di incorrere così negli strali dei puristi?
Esiste ancora una profonda divergenza di vedute tra coloro che in nome della filologia pretendono un rispetto letterale del testo e chi invece ammette qualche libertà interpretativa, fermo restando il mantenimento dei codici retorici concepiti dall’autore. Personalmente non ho nessun dubbio a schierarmi a favore della seconda corrente.

Giovanni Tasso



 
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