Venezia 700: Il piacere della Musica PDF Print



Il Piacere della Musica
di Lorenzo Arruga

Recensione - Musica - febbraio 2002 di Alessandro Zignani
Recensione - Strumenti e Musica - aprile 2002 di Dino Gatti 

 



Il Piacere della Musica


C’è un paese nella memoria, forse nella fantasia, c’è un’epoca in cui la musica era semplicemente la musica. L’ascoltavano tutti, l’amavano. Per la strada, nelle chiese, nelle sale, nei teatri: ma non c’erano come adesso mille musiche diverse, quella che ci carica di ritmo, quella che ci fa sognare, quella che s’ascolta compunti e fermi e zitti sulle poltrone a pagamento, quella che si deve studiare, quella che picchia in testa e non ci lascia conversare, quella per i dotti e quella per gli ignoranti, quella per gli istintivi e quella per i pignoli colti, quella che ci piace e vorremmo subito riascoltare e quella che mettiamo in un posto in cui andare a prenderla per ascoltarla dopo, un dopo sempre rinviato.
C’era, per così dire, una musica sola, che era tutte e tutto: ignara di separazioni fra persone, ignara delle piccole voragini fra la gente del classico e la gente della canzone e la gente del rock, scattante, piena, drammatica, affettuosa, allegra, luminosamente si diffondeva come se fosse già stata scritta dalla natura, e solo poco a poco distinguevi nella natura la traccia d’un autoritratto involontario dell’autore. Una musica che, senza mai cercarlo, attraversava gli anni e poco a poco i secoli, e che ci troviamo adesso come sogno lontano, come mito ottimistico, come qualcosa da cercare in futuro e da temere che sia cosa perduta.
Perbacco, ascoltando questo disco viene da sospettare che il paese sia stato ritrovato. Non sono partiture note, le possiamo ascoltare come nuove, ma ci arrivano infallibili e felici. Cominciate ad ascoltare: in apertura c’è un concerto di Albinoni. L’Allegro serve per scaldare l’orecchio, per sintonizzarci su quel “sound” antico, strumenti d’epoca e melodie che si increspano, si arricciano, ritornano a fluire, ritmo che galoppa corroborante. Ma l’Andante già ci porta nel cuore della musica di quel paese. Non è un pacchetto di bellezze confezionato, è la nascita di un’immaginazione comune fra persone che suonano. Una traccia d’una meravigliosa linea come un canto – potrebbe essere il tema di un film struggente, intimo, spazioso - ed immediatamente tutti che, ciascuno a modo proprio, si mettono a inventare. Chi ha familiarità con il lavoro dei nuovi complessi giovanili che continuano a chiamarsi “rock”, ma ormai cercano fin troppo liberamente spunti, segni, idee, e si concentrano per inventare insieme, può augurar  loro un Albinoni  del nostro tempo. O almeno l’Albinoni di questa sinfonia a quattro, che fa parte d’un gruppo sei, sconosciute. Certo, noi siamo abituati a pensare Albinoni come compositore di concerti, ma era soprattutto operista e uomo di teatro: con gli archi immaginava storie, azioni, con la sciolta rapidità stessa che animava i suoi personaggi sulla scena. Ascoltate la secchezza netta dei ritmi e degli strumenti nell’ultimo tempo. E insieme, per contrasto, il perdersi della linea melodica nelle proposte moltiplicate degli strumenti che vi intervengono sopra. Con un effetto di scavalcamento e di dissolvenza di colori, come se il gruppo che suona fosse un’orchestra piena.
Ci sono, da ascoltare, due concerti di Galuppi. “Concerto” non ha però il senso, qui, di contrasto o confronto fra un gruppo ed un “tutti”: ancora sonata, sinfonia, concerto, hanno ben labili confini. “A 4” vuole dire 4 parti, qui “reali” cioè affidata ciascuna ad un solo strumento, mentre il “basso continuo” che fa da sostegno armonico è addensato nei suoni gravi: violone, arciliuto, due cembali di cui uno situato a distanza. Ma del concerto qui c’è il senso del dialogare fitto fra strumenti, l’interrogare e il rispondere.
L’onestà di Ottavio Dantone e dell’Accademia Bizantina li fa procedere senza indugi, senza sottolineature, senza ombra di enfasi. E’ un concentrato di discorso, una conversazione di quelle che si vorrebbe ascoltare e magari sostenere nei momenti di grazia. Ci sono ripetizioni, come struttura portante, come ritmo, ma non divagazioni. Nel secondo, quello in do minore, l’attacco ci afferra in modo stupefacente. Che cosa ci domanda il violoncello? Dove vuole andare? Dove tenta invano di port re gli altri, che si disperdono in dissolvenze, e dove viene condotto? Gli intervalli larghi slanciano i temi in un’eloquenza nuda, indifesa; le armonie sembrano richiamare le idee alla concretezza: il destino è passare, dove andremo? Fantasie, si sa che la musica ognuno se l’intende come vuole: Mendelssohn diceva non per nulla che le note dicono concetti precisi che però non si possono esprimere in parole; e quando noi ascoltiamo diamo sempre troppo peso alla nostra immagine specchiata. Ma colpisce nel leggero, nell’elegante Baldassarre Galuppi, questo rifuggire dalla superficialità, questo lavorare sulle grandi tensioni, dove anche il colore delle brevi uscite degli strumenti quando paiono commentare con un ricciolo di voce prende un’importanza di fulminea rivelazione. Colpisce, in quest’autore di opere incantevoli, in questo miniatore di sonate che amiamo nella toccante matericità dei cembalisti o nel cristallo puro del pianoforte di Arturo Benedetti Michelangeli, una sapienza così solida e severa quando imposta una fuga, sfatando la  leggenda che in Italia anche le fughe musicali si debbano sempre arrangiare alla maniera teatrale. E stupisce, nei percorsi dell’armonia, una disinvoltura negli spostamenti minimi dei campi d’attrazione, degna d’un Rachmaninov di un secolo e mezzo dopo. A volte, pare che il tempo si muova a cerchio, invece che in avanti; ed è anche perché dentro alle invenzioni del passato troviamo le proposte che la storia non ha accolto, e che rimangono nuove: le si leggono in una luce diversa, con l’esperienza accumulata lungo gli anni ed i secoli, e ci troviamo cose antiche come davanti a noi. Forse Galuppi, conosciuto meglio, è un autore che ci potrebbe dare altre sorprese.
C’è una sonata di Giovanni Benedetto Platti. Era un veneziano, ma lavorava in Germania; era un cantante, suonava benissimo cembalo e violoncello, ma stava al servizio del Principe di Wurzburg anche come oboista. Sessantatre anni di vita, dal 1700 esatto in poi, dedicati al mestiere di far musica: sapienza ed onestà. Una sonata fra le tante ci porta dentro al suo mondo di gesti e di pensieri. Gli strumenti propongono, si imitano. Nel secondo Adagio, violino e violoncello sembrano davvero cantare una lunga canzone; se ne avverte la malinconia e il piacere di poterla vivere insieme; se ne tocca quasi la fisicità. Poi eccoli ripartire da lontano, venirsi incontro; emularsi. Non è un pezzo di musica, è la cronaca di due che la stanno vivendo.
A metà e alla fine c’è Vivaldi. Nel concerto per violoncello ed archi, il solista, Mauro Valli, corre lungo lo spazio con irresistibile leggerezza meravigliosa; ed è un concerto a cui ci si affeziona. Ma in tutt’e due i concerti, con tutto il rispetto e l’affetto per i suoi colleghi anche di questo disco, si è come travolti da una forza diversa e piena. L’infallibilità del ritmo vitale, ancora prima che il disegno esatto e perfetto delle forme; questa magia d’avere sempre una nota che salta fuori da uno strumento e crea una tensione, una svolta, un richiamo, nel tempo lento. Il buttarsi a capofitto addensando suono nei tempi veloci. Certe modulazioni quasi a strappo. La voglia che ci suscitano d’alzarci e gridare bis. Questa Venezia del Settecento, paese del nostro passato, qui, ad un passo dal futuro.

Lorenzo Arruga



Ottavio Dantone ha fatto dell'Accademia Bizantina una festa perpetua. In questa ultima escursione nel Barocco veneziano, il gruppo ravennate indaga sui caratteri dello stile "concertante", così caro alla "civiltà degli amabili conversari"…In tanto ginepraio di imprestiti, l'Accademia si muove col bilancino di Salomone, distendendosi nella nudità tizianesca della propria bellezza timbrica. Come nelle recenti ed acclamate prove vivaldiane, anche qui la qualità vincente del gruppo è l'equilibrio tra lucidità strutturale ed esuberanza improvvisativa. La dimensione teatrale, narrativa, sottesa a musiche che certe esecuzioni stampate sugli archetti come giaculatorie sulla faccia dei monaci hanno, in passato, stinto, ne emerge con un rapinoso senso del "piacevole raccontare". Non è a dire quanta ricerca strumentale, che certosino rovello di "messe di voce" e diminuendi cui seguono improvvise strappate, sia necessario per attingere una semplicità così naturale. La differenza timbrica tra l'Albinoni - così risentito, nelle sue brume claustrali, e nel trattenere il tactus tra voce e voce - e il Galuppi, nel quale tutto corre sul chiacchericcio lagunare, da barbogio goldoniano, del basso, è di un'evidenza quasi luciferina. Infine, esemplare è il modo in cui l'Accademia carica le introduzioni in tempo lento di una tensione armonica da cui, come magma che si rassodi al sole, a poco a poco scaturisce il vivo sbalzo dell'Allegro. A questo punto, c'è solo da augurarsi che il crescente successo come direttore operistico lasci a Dantone il tempo per continuare a mettere a punto questa sua isola felice ai lembi estremi della Padania musicale.
Alessandro Zignani
Musica
febbraio 2002



…Magnifici i due CD [Settecento veneziano e Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione Op. 8] che vedono protagonista l'Accademia Bizantina, complesso affermato che impiega strumenti d'epoca fondato da Ottavio Dantone, valoroso clavicembalista e direttore. Nel primo dischetto i bravissimi strumentisti ci deliziano in Concerti da Galuppi e Vivaldi, in una Sinfonia a Quattro di Albinoni e in un Trio Sonata di Platti. Del "prete rosso" ascoltiamo anche un Trio per liuto, violino e cembalo piacevolissimo. Stupendo il secondo dischetto, con la celeberrima opera 8 che comprende dodici capolavori, fra cui le Quattro Stagioni, La tempesta di mare, Il Piacere e La Caccia. I solisti sono Stefano Montanari al violino e Paolo Grazzi all'oboe.
Dino Gatti
Strumenti e Musica
aprile 2002


 
Accademia Bizantina, società coperativa
Via Doberdò 15 b 48100
Codice Fiscale e Partita IVA 02183660394
Legale Rappresentante Stefano Montanari
Vice presidente Paolo Ballanti

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