Tito Manlio, Barbican PDF 印刷
Testata: The Financial Times
Data: 23 febbraio 2008
Giornalista: Andrew Clark

Tito Manlio, Barbican, London

Se Antonio Vivaldi avesse dato una sbirciatina dal suo piedistallo divino in qualunque momento durante gli ultimi due secoli e mezzo, sarebbe sicuramente rimasto sorpreso a vedere che la sua fama dipendesse da una manciata di concerti strumentali piuttosto che le 50 e passa opere che lo hanno fatto diventare famoso. Tutto questo forse sta cambiando. Grazie all’interesse nella prassi esecutiva storica, le opere da tempo dimenticate di Vivaldi vengono riportate al pubblico, ed è bello vedere che gli italiani ne difendono la causa[...]

Una delle meraviglie dell’arte di Vivaldi è che quelle “voci” soliste – la chitarra, il flauto dolce, la tromba, il violoncello –sono espressivi quanto le voci dei cantanti, come risulta evidente da questa interpretazione pulita ed esuberante di Ottavio Dantone, maestro concertatore al clavicembalo. Lodevoli le voci sia di Karina Gauvin che di Roberta Invernizzi nelle parti rispettivamente di Manlio e Lucio, permettendoci di sentire la musica e, quando possibile, anche i sentimenti, piuttosto che le difficoltà tecniche che le pagine di Vivaldi richiedono per le parti vocali. La Servilia di Hallenberg – calorosa, vellutata, dignitosa – era l’altra voce eminente, mentre Carlo Lepore ancorava il tutto con un Tito forte e solido.


 
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