Toccata Alte Musik Aktuell - 2004 PDF 印刷

Ottavio Dantone è nato nel sud dell’Italia e ha studiato clavicembalo ed organo al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano. Nel corso di questi studi ha maturato un interesse per la musica antica. Nel 1985 ha ottenuto il premio di basso continuo a Parigi, nel 1986 invece è stato il primo italiano a vincere il concorso per clavicembalisti di Bruges.
Dal 1989 collabora come clavicembalista con l’Accademia Bizantina, fondata a Ravenna nel 1983, e dal 1996 ne è diventato anche direttore musicale. L’intervista si è svolta in lingua italiana.

Maestro Dantone, come è arrivato alla musica?
All’età di sei anni mi sono avvicinato, di mia spontanea iniziativa, alla musica e quindi ho cominciato a leggere, scrivere e comporre musica, il tutto senza l’aiuto di un insegnante. Tra me e la musica vi era una vera e propria affinità. All’età di otto o nove anni ho poi cominciato a far parte del coro del Duomo di Milano. Lì ho svolto gli studi regolari di organo e pianoforte. All’età di tredici anni sono entrato a far parte del conservatorio dove ho conseguito il diploma per organo.
Anche di musica antica mi sono occupato per la prima volta da solo. Ho studiato i compositori antichi, ho iniziato da solo a suonare il clavicembalo e, anche per questo strumento, ho conseguito il diploma a Milano. In seguito ho frequentato ulteriori corsi per perfezionare la mia capacità di suonare il clavicembalo.
Successivamente ho lavorato come clavicembalista, o per gruppi oppure come solista, fino a divenire, negli anni novanta, direttore musicale di diversi ensemble di musica antica e ho assunto la direzione dell’Accademia Bizantina. Inoltre dirigo, come direttore di opera lirica, opere e musica sinfonica.

Il nome “Accademia Bizantina” fu coniato da Jörg Demus?
Sì, la storia del nome dell’Accademia Bizantina ebbe inizio con il famoso pianista Jörg Demus che aveva dato un concerto con l’ensemble. Fu lui a proporre questo nome perché diceva: “Venite da Ravenna, da una città piena di mosaici bizantini, di cultura bizantina, monumenti etc. perché allora non vi date semplicemente il nome Accademia Bizantina?” E da quel momento in poi il gruppo si è chiamato così.

Cosa cambiò dopo il suo ingresso nell’ensemble?
Ho iniziato con loro nel 1989 come clavicembalista e nel 1996 il gruppo mi chiese anche di dirigere l’Accademia Bizantina. Inizialmente il gruppo è nato come orchestra da camera con strumenti moderni, poi si incominciò pian piano ad utilizzare archi del barocco e corde in budello. Successivamente sono stati usati anche degli strumenti d’epoca. Quando poi ho assunto la direzione del gruppo abbiamo deciso di essere un gruppo che interpreta solo musica antica e di farlo con strumenti originali.
Abbiamo optato per questa scelta perché riteniamo che l’utilizzo di strumenti originali sia il modo migliore per interpretare la musica barocca; il linguaggio della musica, l’articolazione è molto più semplice quando si usano gli strumenti originali. L’utilizzo di strumenti originali non è fine a sé stesso. Secondo noi questi sono indispensabili se uno vuole suonare, interpretare bene questo tipo di musica e farla arrivare in modo ottimale al pubblico.

Lei è nato in Puglia?
Sì, sono nato in Puglia.

Deriva da una famiglia di musicisti?
No, assolutamente no. E non erano nemmeno felici della mia decisione di diventare musicista.

Ma tutti gli italiani sono dei musicisti?!!!

Sì, ma non nella mia famiglia. Per loro era veramente strano che io volessi vivere una vita da musicista. Oggi sono contenti e felici della mia decisione presa tempo fa.
Ma volevo raccontare un altro fatto dell’Accademia Bizantina: dunque l’Accademia Bizantina fu fondata nel 1983 e quindi l’anno scorso abbiamo festeggiato i vent’anni dell’ensemble. Il compositore principale che più di qualunque altro ci rappresenta è senz’altro Corelli, nato a Fusignano, a pochi chilometri da Ravenna.
E proprio quest’anno abbiamo concluso un festival dedicato a Corelli che ha luogo ogni due anni a Fusignano e al quale prendono parte ospiti internazionali. E sempre quest’anno si è scoperta nel teatro di Ravenna una tavola dedicata a Corelli.

Ma voi interpretate anche opere di Sarti?!
Sì, anche Sarti è un compositore molto importante della nostra zona. Proviene da Faenza, altra città vicino a Ravenna. Nel 1999 abbiamo rappresentato una sua opera lirica, “Giulio Sabino” che allo stesso tempo è stata anche la mia prima produzione di un’opera lirica con l’Accademia. Interpretiamo anche altre opere di Sarti durante i nostri concerti, e a questo proposito abbiamo anche altri programmi e progetti. Così ad esempio siamo stati anche a San Pietroburgo dove Sarti ha vissuto per molto tempo. Lì abbiamo tenuto un concerto all’Hermitage.

E adesso collabora con Andreas Scholl.
Il contatto con Andreas Scholl e la Decca è nato perché Andreas Scholl cercava un gruppo italiano per il progetto “Arcadia”. Aveva avuto modo di ascoltare delle nostre registrazioni ed era venuto appositamente a Basilea per ascoltare un mio concerto. Ci siamo conosciuti in quell’occasione e abbiamo deciso di realizzare il suddetto progetto discografico. Andiamo molto d’accordo, lui con noi e noi con lui. Fra di noi esiste un vero e proprio “feeling”. La nostra prima prova si è svolta in modo assolutamente perfetto. Ancora oggi me la ricordo molto bene, proprio perché tutto è andato alla perfezione, senza problemi.
Con Decca abbiamo altri progetti. In questo momento, ad esempio, stiamo realizzando la nostra seconda registrazione che è un CD con delle opere per clavicembalo e sinfonie prese da oratori di Alessandro Scarlatti (Decca 470 650-2, SACD). Questi concerti finora non sono mai stati pubblicati ma si trovano alla British Library ed esiste anche solo la parte per clavicembalo. Il mio lavoro è stato quello di ricostruire, su questa base, la parte dell’orchestra. Abbiamo poi completato il CD con sinfonie prese da oratori che potessero stare bene insieme. Lo si capisce già dal clavicembalo oppure dall’organo, anche quando si pensa alle sinfonie per chiesa.
Il nostro prossimo progetto con Decca lo realizzeremo nel giugno 2004, nuovamente assieme ad Andreas Scholl. Abbiamo intenzione di registrare alcune arie di Senesino, quelle che lui preferiva, con delle composizioni di Lotti, Marcello, Porpora, Händel e Scarlatti; sarà un CD molto vario.

A questo punto si impone anche la domanda “Riccardo Muti e il Ravenna Festival”!
Sì, Riccardo Muti vive a Ravenna. Per questo motivo è venuto naturalmente a tanti dei nostri concerti e quando è a Ravenna non manca di venire ad ascoltarci. Lui non ama molto gli strumenti antichi, quando invece ascolta l’Accademia Bizantina, allora sì.

È presidente onorario dell’Accademia Bizantina?
Sì, è stato per molti anni presidente onorario ed è sempre rimasto strettamente legato alla città di Ravenna e all’Accademia. Una volta ho anche collaborato con lui in una opera lirica. Ovviamente collaboriamo strettamente anche nell’ambito del Ravenna Festival, dove siamo invitati tutti gli anni come rappresentanti della musica antica per interpretare opere del barocco, come ad esempio l’Orlando di Händel. L’anno prossimo invece suoneremo al Festival la messa in si minore di Bach.

La sede principale e ufficiale dell’Accademia Bizantina si trova allora a Ravenna?
Sì, lì si trovano il centro dove proviamo, gli uffici, la sala prove. Tutte le produzioni nascono a Ravenna, la metà dei musicisti abita a Ravenna, altri musicisti vengono dalle vicinanze di Ravenna oppure da più lontano, ad esempio dalla Germania, dalla Svizzera, dalla Svezia, dal Giappone ecc..Ci incontriamo sempre a Ravenna per iniziare e provare dei progetti nuovi.

Se avesse soldi in abbondanza e tutte le possibilità: cosa farebbe?
Allora, qui in Italia non ci viene dato nessun tipo di sovvenzione, dobbiamo vivere con i proventi dei nostri concerti. Se avessimo soldi a sufficienza apriremmo un centro per la musica, forse a Ravenna, dove si potrebbe provvedere all’insegnamento per le nuove generazioni. Inoltre lì si potrebbero trovare dei nuovi talenti, nuovi musicisti, come tributo per il rinascimento della musica antica in Italia.
Adesso sarebbe proprio il momento giusto. Ma c’è ancora tanto da lavorare. Infatti in Italia si sentono poche opere barocche, e anche poca musica barocca, anche se negli ultimi anni il livello dei musicisti italiani è notevolmente migliorato. Ma per studiare la musica antica si deve andare ancora all’estero. Fino ad ora in Italia manca la possibilità di studiare in modo approfondito la musica antica. I Maestri italiani sono molto conosciuti ed apprezzati all’estero, ma non insegnano in Italia, perché lì non c’è la possibilità di farlo. Inoltre abbiamo in progetto di rappresentare delle opere barocche in piazze pubbliche per sensibilizzare il pubblico verso questo tipo di musica. Ciò verrà fatto in aprile/maggio oppure settembre/ottobre in luoghi storici a Ravenna, Ferrara, Faenza, etc. dove i musicisti poi parlano con la gente e illustrano gli strumenti.

Una specie di opera da toccare?
Sì, questo è molto importante per il pubblico. E la richiesta della musica antica è molto più alta di quanto non si pensi. Dobbiamo soltanto trovare la forma giusta per avvicinarla al pubblico. Negli ultimi anni abbiamo interpretato “L’Olimpiade” di Pergolesi, l’Orfeo di Monteverdi, adesso l’Orlando di Händel e, in futuro, “L’Ulisse” di Monteverdi e “Il Flaminio” di Pergolesi. Gli organizzatori teatrali non pensavano che si potesse aver successo con queste opere. Ma poi si sono resi conto dell’enorme interesse per questa musica e adesso vorrebbero mettere in scena soltanto opere del barocco. Anche per loro l’interesse da parte del pubblico è stata una vera e propria sorpresa.

E questo lo fate all’aperto oppure in teatro?
No, no, lo facciamo in teatro, con una vera messa in scena, nella stessa stagione nella quale si rappresentano anche opere di Verdi e di Puccini. Anche la richiesta da parte di altri teatri è in crescita, perché il pubblico va veramente matto per le opere del barocco.

Maestro Dantone, la ringrazio infinitamente per la conversazione.

 
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