Amadeus 2001 PDF Versão para impressão
Incontro con il clavicembalista e direttore d'orchestra
interprete, con l'Accademia Bizantina,
del "Cimento dell'Armonia e dell'Inventione" di Vivaldi
che "Amadeus" pubblicherà nel prossimo numero
Il suo primo clavicembalo se lo costruì da bambino : il pianoforte verticale di casa "truccato" con dei sottili fogli di carta inseriti fra le corde. Il suo primo, vero, clavicembalo lo ideò da solo poco tempo dopo : montando i pezzi di un kit da costruzione. E' così che nasce la storia musicale di Ottavio Dantone : dallo studio dell'organo e della polifonia quando tra i nove e i tredici anni frequentava il coro della Cappella Musicale del Duomo di Milano, e da una passione innata per l'esplorazione immaginosa, per la manipolazione.
Oggi questo maestro quarantenne è uno dei più talentosi cembalisti italiani. L'antica passione per l'invenzione non l'ha perduta : l'ha incanalata nella preziosa arte dell'improvvisazione al cembalo di cui è cultore preparato e finissimo.
Premiato in prestigiosi concorsi europei, Dantone in taluni casi è stato il primo, o comunque fra i pochi italiani, ad avere ottenuto riconoscimenti internazionali.


Come mai tanta avarizia di attestati per l'Italia?
Bisogna tener conto che la musica antica, la filologia e gli strumenti originali sono arrivati da noi un po' in ritardo rispetto ad altri paesi europei dove hanno cominciato a operare i cosiddetti pionieri. Nel periodo in cui partecipavo ai concorsi, in Italia era in atto già da diversi anni una forte tendenza e un notevole interesse per la musica antica, ma in realtà esisteva ancora un certo complesso di inferiorità nei confronti, ad esempio, degli olandesi o degli inglesi i quali a loro volta ci consideravano, forse nemmeno a torto, a un livello ancora un po' "dilettantistico". Inoltre nei Conservatori italiani ancora oggi si fa molta meno musica antica e ci sono assai meno cattedre di strumenti originali rispetto a questi paesi. A dispetto di ciò, credo che gli italiani negli ultimi dieci anni abbiano conquistato un posto di assoluto rilievo nel panorama musicale europeo, in particolare per quanto riguarda il repertorio italiano del Sei-Settecento : ne è la prova il sempre maggiore successo che diversi complessi di casa nostra riscuotono attualmente all'estero.

Come si diventa bravi improvvisatori?
Credo di aver acquisito la pratica dell'improvvisazione grazie al tipo di formazione musicale che ho avuto : prima di tutto ho iniziato a suonare spontaneamente a circa sei anni e poi, non ricordo come, a leggere e a scrivere musica da solo ; questo probabilmente ha facilitato molto le cose. In seguito lo studio dell'organo, che comprende anche il costante approfondimento dell'armonia e del contrappunto, mi ha dato solide basi di conoscenza della materia musicale e infine lo studio della prassi antica mi ha aiutato a perfezionare lo stile. Ma il sapere improvvisare è anche una pratica di sano artigianato che richiede molto esercizio e costanza : quando mi siedo al cembalo una buona parte del tempo che dedico allo studio lo impiego improvvisando. Credo che questo mi aiuti a pensare alla musica e a ragionare dal punto di vista del compositore e sono convinto che in generale mi abbia aiutato in molti aspetti della mia attività.

Lei è diventato direttore dell'Accademia Bizantina dopo averne fatto parte per sette anni come cembalista : come ci si sente a fare un percorso del genere?
Sono diventato direttore del complesso nel '96 quando, ormai esaurito il rapporto col precedente leader, sono stato scelto dai miei stessi compagni a ricoprire questo ruolo. All'inizio mi sentivo naturalmente sotto esame e avvertivo la necessità di dimostrare costantemente di meritare il posto che occupavo. Oggi, oltre all'amicizia, penso ci sia molta fiducia reciproca : nata anche dalla consapevolezza di aver fatto finora un buon lavoro insieme, il che ci stimola a cercare sempre di migliorarci.

Qual è la personalità del gruppo?
Penso che la personalità artistica di un gruppo, soprattutto quando si tratta del repertorio antico, si misuri dalla consapevolezza storica ed estetica che l'ensemble acquisisce riguardo alla musica che esegue. Per quanto riguarda la musica barocca, ad esempio, l'ideale sarebbe quello di annullare, nella fase dello studio di una partitura, la propria personalità interpretativa : per permettere di leggere nella maniera più autentica possibile i complicati segni retorico-musicali che a quei tempi regolavano la composizione. Ed è in questo senso che abbiamo cercato di evolverci negli ultimi anni. La nostra qualità più evidente è la duttilità nell'adattarsi ai vari repertori e anche alle diverse sfumature esecutive e ai diversi stili : componente essenziale questa per un complesso di musica antica oggi.

Che strumenti usate?
Prima che diventassi direttore dell'Accademia il gruppo utilizzava strumenti moderni con corde di budello e arco barocco, condizioni che io considero minime per l'esecuzione di un certo repertorio. Attualmente preferiamo impiegare strumenti originali; questo non per un'operazione fine a se stessa, ma semplicemente per il fatto che la musica antica richiede per sua natura condizioni tecniche, timbriche, espressive e articolatorie imprescindibili per la sua totale comprensione. D'altra parte il favore sempre maggiore del pubblico per gli strumenti originali dimostra che questo modo di eseguire il repertorio di quell'epoca è più comunicativo: spiega meglio la musica.

L'Accademia non è nuova anche a scelte ricercate. Nella registrazione fatta per Amadeus, invece, eseguite un Vivaldi famosissimo...
La nostra scelta è caduta su un titolo che simboleggiasse il cambiamento operato dal gruppo negli ultimi anni ; infatti l'Accademia Bizantina aveva già inciso il Cimento intorno al '90 col suo precedente direttore e solista Carlo Chiarappa. Era quindi necessario presentarci con un'importante opera che rappresentasse un ponte di passaggio tra il nostro passato e la nostra immagine attuale.

E come vi siete comportati nei riguardi delle molte incisioni a riguardo?
So che è difficile da credere, ma l'unica incisione che ho ascoltato per intero è quella di Harnoncourt, ma è un ricordo che risale a circa vent'anni fa. In effetti non ascolto quasi mai dischi di musica antica : preferisco suonarmela al cembalo o immaginarla leggendo la partitura.

Cosa distingue la vostra interpretazione?
Una particolarità della musica di Vivaldi è quella di consentire all'interprete di intervenire in maniera anche molto personale nella lettura di molte delle sue opere. Questo discorso potrebbe sembrare ovvio, ma non lo è se si pensa che il concetto moderno di interpretazione della musica era a quell'epoca sconosciuto dal momento che l'esecuzione di allora risultava regolata da codici, affetti e in genere comportamenti musicali che legavano compositore, esecutore ed ascoltatore in una sorta di gioco e di ammiccamenti che più o meno tutti erano in grado di riconoscere. In particolare nelle Quattro stagioni, la modernità di Vivaldi nell'attuare il suo descrittivismo consiste nel porre la figura dell'uomo non già in contemplazione della natura che lo circonda ma in balia di essa e degli elementi che la caratterizzano secondo una visione oserei dire post-settecentesca.Questo ci ha permesso di enfatizzare al massimo i vari aspetti esecutivi in particolare quando legati a manifestazioni della natura. Abbiamo prestato particolare attenzione all'aspetto dinamico e all'ornamentazione degli adagio, e questo non solo nelle Quattro stagioni, si ascolti per esempio il primo movimento della Tempesta di mare e gli adagi dei concerti n. 7, 8 e 10.

E il virtuosismo del primo violino Stefano Montanari?
Stefano ha affrontato temerariamente e con ottimi risultati la difficile partitura; la mia impressione da non violinista è che il virtuosismo in Vivaldi, pur raggiungendo livelli notevoli per le possibilità tecniche dell'epoca, non sia mai votato all'autocompiacimento ma al contrario sia sempre finalizzato e inserito nella concezione più antica del concerto: che è quella di un'armonia tra i diversi elementi che compongono il tutto, quindi un virtuosismo sicuramente figlio del suo tempo.

Nicoletta Sguben

 
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