Il Tamerlano (il Bajazet) - Antonio Vivaldi - Accademia Bizantina - Ottavio Dantone

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Antonio Vivaldi (1678-1741)

Il Tamerlano (Il Bajazet) RV 703

Tragedia per musica in tre atti

Pasticcio, musica di autori diversi
Libretto di Agostino Piovene
Teatro Filarmonico, Verona, 1735

Edizione critica di Bernardo Ticci, 2019
Variazioni di Ottavio Dantone


Bruno Taddiabaritono / BAJAZET
Filippo Minecciaalto / TAMERLANO
Delphine Galoucontralto / ASTERIA
Sophie Rennertmezzo-soprano / IRENE
Marina De Lisosoprano / ANDRONICO
Arianna Vendittellisoprano / IDASPE


Ottavio Dantonedirezione e clavicembalo

Accademia Bizantina

Alessandro Tampieri concertmaster
Maria Grokhotova, Lisa Ferguson, Sara Meloni- violini I
Ana Liz Ojeda, Mauro Massa, Heriberto Delgado, Andrea Vassalle – violini II
Marco Massera, Alice Bisanti – viole
Emmanuel Jacques, Paolo Ballanti – violoncelli
Giovanni Valgimigli – violone
Elisabeth Baumer, Rei Ishizaka – oboi e flauti
Alberto Guerra – fagotto
Tiziano Bagnati – arciliuto
Luca Marzana, Manolo Nardi – trombe
Lionel Renoux, Olivier Brouard – corni
Stefano Demicheli – clavicembalo


Vivaldi Edition vol.65 – Label: Naïve

Tamerlano – Il pasticcio

Il Tamerlano andò in scena a Verona, al Nuovo Teatro dell’Accademia Filarmonica, durante la stagione del Carnevale del 1735.

La tragedia per musica, così come è chiamata nel frontespizio del libretto a stampa è un tipico esempio di pasticcio.

Vivaldi decise di preparare la partitura (che chiamò Bajazet nel manoscritto parzialmente autografo conservato a Torino) inserendo pagine di musica di altri autori.
La pratica del pasticcio, che al giorno d’oggi può apparire di dubbia liceità nel rispetto del diritto d’autore, all’epoca era abbastanza frequente, talvolta legata anche a produzioni costose e di prestigio.

Esistevano varie forme di pasticcio: l’esempio più semplice consisteva nell’autoriciclare il proprio materiale musicale già utilizzato in altre opere.

Potevano poi presentarsi collaborazioni consapevoli di più autori (talvolta i drammi di tre atti potevano essere musicati da tre autori diversi) e in altri casi l’inserimento di musica altrui avveniva “ai danni” degli autori che ne ignoravano l’operazione.

Talvolta erano i cantanti che richiedevano l’innesto di arie a loro care, a volte reduci da opere fresche appena cantate o in altri casi veri cavalli da battaglia apprezzate e conosciute dal pubblico. Il testo originale poteva essere mantenuto quando era compatibile con il carattere del momento, altrimenti si procedeva con la sostituzione adattando quello del libretto e apportando modifiche metriche se necessarie.

Ecco quindi svelato perché nel Tamerlano (o Bajazet) troviamo, oltre alle arie di Vivaldi, musica di Giacomelli, Hasse, Broschi e Porpora.

(B. Ticci)

Tamerlano – La ricostruzione

Il manoscritto di Torino, in alcuni casi autografo, è piuttosto confuso, come spesso avviene nel caso dei pasticci.
Nel volume sono presenti fascicoli provenienti da altri tomi, inseriti e rilegati a formare un’unica partitura. Sono poi frequenti le cancellature, le modifiche al testo per adattare le arie al nuovo libretto, i ripensamenti, i tagli etc.
In cinque casi l’aria presente in libretto non si trova in partitura. Ciò non è però dovuto ad una soppressione decisa da Vivaldi, come qualche volta può accadere. Ci sono infatti segnali chiari che le arie esistessero, sia perché sono talora di personaggi importanti, sia perché introdotte dalla didascalia segue l’aria.

Nel preparare la nuova edizione critica si è deciso di ricostruire le arie mancanti nel rispetto del carattere di pasticcio dell’opera. Si è attinto pertanto alla produzione di Vivaldi (e in un caso di Giacomelli) cercando le arie che meglio potessero essere inserite, senza dover cambiare la struttura metrica del testo e mantenendo il carattere emotivo dell’aria richiesto dal libretto di Tamerlano.

Il risultato è un’operazione che probabilmente ricalca quanto fece Vivaldi al tempo, forse utilizzando proprio una di queste arie – chi può dirlo.

(B. Ticci)