Per la prima volta dopo tre secoli, la musica di Francesco Bartolomeo Conti torna a suonare integralmente: Il Trionfo della Fama, serenata composta nel 1723 per celebrare l’imperatore Carlo VI, è ora disponibile su CD, in streaming e digital download.
Virtuoso di tiorba e mandolino, compositore di corte a Vienna e figura ammirata da JS Bach, Conti è stato per decenni una figura centrale del barocco europeo, in seguito a lungo trascurata. La riscoperta di questa serenata, mai eseguita in tempi moderni fino alla produzione andata in scena alle Innsbrucker Festwochen der Alten Musik nel 2024, permette di entrare nel cuore della vita musicale della Vienna del primo Settecento e scoprire una scrittura sorprendente: inventiva, contrappuntistica, capace di dare voce agli strumenti dell’orchestra in ruoli insoliti e di grande forza espressiva.
Chi era Francesco Bartolomeo Conti?
Francesco Bartolomeo Conti (1681/82–1732) fu una delle figure più brillanti del barocco viennese. Nato a Firenze, si affermò giovanissimo come virtuoso di tiorba e mandolino, strumenti che portò a una centralità inusuale all’interno della musica vocale e strumentale dell’epoca.
Nel 1701 entrò al servizio della corte asburgica a Vienna, dove in pochi anni divenne tiorbista principale (1708) e compositore di corte (1713), una posizione che gli assicurò prestigio e una retribuzione tra le più alte dell’intero ambiente musicale imperiale.
Anche la sua vita personale ebbe legami stretti con l’ambiente artistico e teatrale: sposò in seconde e in terze nozze due celebri cantanti, Maria Landini e Maria Anna Lorenzani, che furono prime donne di corte e interpreti delle sue opere.
Compositore prolifico e versatile, Conti spaziò dall’opera all’oratorio, dalla musica sacra alle serenate, conquistando fama dentro e fuori Vienna. I suoi intermezzi comici, fra i primi a essere rappresentati indipendentemente dall’opera principale, circolarono ampiamente, anche grazie agli adattamenti di autori come Keiser e Telemann, che traducendoli in tedesco li resero più accessibili per un ampio pubblico. La sua musica sacra fu molto apprezzata: la Missa Sancti Pauli fu eseguita a Vienna per oltre 150 anni, mentre il suo Languet anima mea ci è giunto in parti copiate parzialmente dalla mano di JS Bach, segno dell’alta considerazione di cui Conti godeva tra i contemporanei.
Riscoprire Conti e il suo stile musicale, contraddistinto da un equilibrio tra sperimentazione e chiarezza strutturale, significa ridare voce a un protagonista rimasto nell’ombra, comprendere il tessuto musicale della corte di Carlo VI e ascoltare un linguaggio che parla ancora con freschezza e vitalità.
Ph. ©Veronika Lercher / Innsbrucker Festwochen der Alten Musik
La serenata, il contesto storico, il libretto
La forma musicale della serenata poteva variare molto: da piccole composizioni da camera, con ridotto organico strumentale e vocale, a composizioni ampie e complesse, eseguite spesso all’aperto e molto simili nella struttura alle opere.
Al contrario delle opere, però, le serenate erano eseguite senza impianto scenico, o al massimo in forma semiscenica quando i cantanti indossavano costumi e facevano un limitato uso di gestualità teatrali. D’altra parte, la serenata si contraddistingue proprio per una trama scarsamente drammatica, quando non del tutto assente. Non si ispira ai soggetti storici tipici dei drammi, con vicende intricate e conflitti, ma predilige temi allegorici e personaggi retorici, spesso personificazioni delle virtù, che intrecciano i loro dialoghi in funzione del destinatario a cui la serenata è dedicata.
Come tutte le serenate celebrative composte per la corte viennese, anche Il Trionfo della Fama nasce con la precisa funzione di rendere omaggio al sovrano. Nel novembre del 1723 la città di Praga festeggiava l’onomastico di Carlo VI e la musica di Conti, su libretto di Francesco Fozio, si inseriva in un programma di celebrazioni che intrecciava politica, cultura e spettacolo.
Il libretto può risultare distante per il pubblico moderno. È statico, con poca azione drammaturgica, basato sul dialogo tra figure allegoriche e, di fatto, serve principalmente a mettere in musica una lode della figura imperiale: nella Vienna di Carlo VI l’arte era anche uno strumento politico, a sostegno di ambizioni dinastiche ed economiche.
In questo contesto, il libretto non mirava ad affascinare per originalità letteraria, bensì a offrire il pretesto per la musica. È la scrittura di Conti a trasformare un testo encomiastico in una vivace esperienza sonora, ricca di invenzioni musicali e di virtuosismi vocali e strumentali.
La scrittura musicale del Trionfo
Se il libretto riflette le convenzioni celebrative del suo tempo, la musica di Conti sorprende ancora per inventiva e varietà.
Il Trionfo della Fama è una partitura ricca di trovate contrappuntistiche, scelte timbriche insolite e momenti di autentico virtuosismo, che tengono vivo l’ascolto anche tre secoli dopo la sua prima esecuzione.
La musica di Conti va spesso oltre le consuetudini stilistiche del suo tempo e trova soluzioni musicali che sono meno comuni di quanto ci aspetteremmo.
Ne è un esempio il coro iniziale, in cui Conti divide il mondo in quattro sezioni corali (Africa, Europa, America e Asia) che entrano progressivamente per poi unirsi a celebrare il nome di Carlo VI. La scrittura è giocata sul contrappunto e l’imitazione, con le voci del coro e gli strumenti che si inseguono e si incastrano per tutto il numero.
Ascolta “Coro: Che piacere” da Il Trionfo della Fama
Altrettanto interessante è il duetto “Gloria e Genio a’ pie’ del soglio”, in cui Conti mette in scena una gara musicale tra soprano e alto, fatta di volteggi, rapide quartine e agilità vocali nelle quali spesso si inserisce anche il violino. Nelle pause tra i momenti virtuosistici, le due voci si abbandonano a raffinati giochi di contrappunto, che sottolineano la vitalità di questa competizione gioiosa.
Ascolta “Duetto: Gloria, Genio a’ pie’ del soglio” da Il Trionfo della Fama
Infine, la sorprendente aria del basso con due fagotti è uno degli episodi più originali della serenata. Anziché assegnare il momento virtuosistico alle trombe, come era consuetudine, Conti affida invece il ruolo da protagonista ai due fagotti, strumenti dal timbro scuro, adatto ad accompagnare la voce grave del basso. Il risultato è un brano sorprendentemente moderno nella sua essenzialità: l’intera aria è affidata ai due fagotti, alla voce e al basso continuo in un gioco timbrico di rara intensità.
Ascolta “Aria: L’Asia crolla” da Il Trionfo della Fama
Riscoprire Il Trionfo della Fama
La riscoperta di questa partitura si colloca all’interno di un’ampia operazione di rivalutazione dei compositori che animarono la corte viennese nel primo Settecento. Le fonti manoscritte conservate a Vienna testimoniano un panorama musicale vivacissimo e una produzione sterminata. A differenza di oggi, non esisteva l’idea di un repertorio stabile e non c’era motivo per cui una composizione, anche di grande successo, dovesse essere rappresentata nuovamente a distanza di tempo. Il pubblico e la corte esigevano sempre musica nuova, interpretata dai loro cantanti preferiti. È per questo che i cataloghi dei compositori dell’epoca appaiono oggi tanto ricchi e imponenti: un mondo musicale tuttora in attesa di essere riscoperto e valorizzato.
Questa prima incisione moderna de Il Trionfo della Fama nasce da un lavoro di ricerca e ricostruzione musicologica accurato, per restituire al pubblico un capolavoro dimenticato. Il risultato è un progetto che unisce rigore storico e passione interpretativa, offrendo l’opportunità di riascoltare la voce autentica di Conti, un autore capace di gettare ponti tra il fasto del Seicento e le forme nuove che avrebbero segnato l’età classica.